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Scuola di communicazione

Scuola di communicazione con il cavallo. Una Filosofia di vita non un metodo

La Scuola di Equitazione Naturale si basa sui principi dell'etologia, cioè lo studio del comportamento degli animali. L'etologia permette all’uomo di comprendere, di comunicare e di interagire con il cavallo.

Il metodo ha vari nomi: doma dolce, codice di branco, addestramento naturale o gentile, alcuni operatori si auto-definiscono "sussurratori", horsewhisperers, Pferdeflusterer, altri dicono che è la conoscenza della tradizione, altri ancora specificano che è solo un dono empatico non un meccanicismo che permette loro di domare e addestrare senza essere coercitivi.

L'imprinting sui mammiferi di certo non è efficace come negli ovipari, un puledro ha bisogno di allattare direttamente dalla mamma, però nulla toglie che un avvicinamento graduale e "buono" accresca in modo forte la fiducia. Va però specificato che il lavoro sui "predati" (cavalli) è molto diverso che sui "predatori" (ad esempio i cani) e il lavoro d'iniziazione o imprinting si basa tutto sul permettere al cavallo di comprendere che noi non vogliamo braccarlo: il cavallo non va vinto, va convinto.

Va di pari passo che se chiediamo al cavallo di guardarci in modo un po' meno paranoico, noi dovremo comportarci in modo non predatorio.

Il lavoro non è sul cavallo ma sull'uomo.

Il desiderio di comunicare con i cavalli o con altri animali nasce anche da una situazione di disagio nel chiedere e capire che qualcuno dall’altro lato non sempre comprendi. Buona parte dei comandi / richieste che l’uomo fa durante l’addestramento tradizionale ai suoi animali sono basate sul “riflesso Condizionato” Pavlov insegna: “premi il tasto rosso prendi la scossa, premi il tasto verde mangi”; e forse questo non mi bastava, invece basandosi sullo studio del comportamento oggi si può lavorare sul “Riflesso Ragionato” non imponiamo ma diamo al cavallo il modo di com-prendere, basandoci anche sullo stato sociale degli erbivori che sono statici e non dinamici come quelli dei carnivori.

L’uomo conosce la menzogna da 60.000 anni il cavallo non la comprende. Con la menzogna l’uomo ha appreso a teatralizzare e cambiare le proprie espressioni in funzione delle necessità.

Un cavallo conosce: Bianco e Nero, Buono e Cattivo, Bene e Male



Ogni messaggio è interpretato solo in funzione di queste chiavi di lettura, la possibilità al nuovo è: o la fuga o la conoscenza. Di conseguenza un cavallo non comprende l’inganno di un volto adirato o di un comando furtivo perché non comprende la menzogna, ogni cosa, ogni espressione atteggiamento è vero e per sempre.

Il cavallo non ha coscenza del futuro:



Una storia araba racconta: Un Tuareg, chiuso in cella per una notte perché non aveva dato la risposta giusta, si fece morire solo perché non aveva conoscenza del futuro, cosa dovrebbero fare i migliaia di cavalli chiusi in allevamenti coatti?!

Preservare il branco, proteggere lo stormo con la forza della moltitudine ed è il compito dello stallone “A”, di conseguenza il linguaggio del gregario e tutto in funzione del “Seguire” ed assecondare il comando primario, la sua unica sicurezza/salvezza è data dalla decisione dello stallone “A”.

Il concetto di: Pieno e Vuoto, Pienezza e Mancanza, Povertà e Ricchezza



Ansia da vuoto e Paranoia da ricchezza vanno associati al rapporto naturale da instaurare con il cavallo. Ricchezza di misericordia e povertà di rabbia stanno alla base del lavoro che va intrapreso con ogni singolo soggetto, va per assunto che misericordia e rabbia sono concetti religiosi, umani e non appartengono al mondo animale.

Nel rapporto con un cavallo ci sono due cose da chiedersi: io uomo cercherò di essere meno aggressivo nella mia anima da cacciatore, tu cavallo cercherai di essere meno paranoico nella tua fobia di preda?

Fantasmi nel bosco: visioni, allucinazioni, spettri, rumori dipanati, sono fra le tante manifestazioni che ci sembra che il cavallo sotto di noi veda e ascolti a nostra insaputa.

“Times are changing” non rimaniamo passivi spettatori ma acceleriamo il processo di cambiamento e comprensione, 200 anni di equitazione statica, studi, costumi, attrezzature, discipline, credi che non sono cambiati nel rapporto tra noi e il cavallo: l’unico sentiero corretto per un legame sano e naturale sono nella conoscenza e nella comprensione, una richiesta cognitiva e non coercitiva, comunicare con il corpo tramite il “Codice del Branco” e non tramite la nostra lingua; uomini timidi, introversi, dislessici, autistici e non auto declarati “Homo Sapiens” riescono meglio a comunicare con gli animali, c’è molta più fede dove non c’è menzogna, la domanda è data dal credere o dal non credere ma non dall’ipotesi di bugia visto che quest’ultima è sconosciuta all’animale.





In conclusione

Moltissime attività condotte ad oggi, senza cornice e contenuto etico, senza sfondo relazionale, senza tutela del cavallo, usando il cavallo solo come mezzo, sfruttandolo come operaio della riabilitazione conduce verso la strada del malessere per cavallo e persona. Le attività ippoterapeutiche, riabilitative e formative, non possono essere automaticamente considerate sane per persona e cavallo. Se il cavallo non sta bene, a causa di carichi di lavoro eccessivi, condizioni di vita non etologiche, stress emotivi, mentali e fisici... non può star bene neanche la persona che al quel cavallo si affida per la sua crescita e per la sua terapia rieducativa.